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martedì 19 marzo 2019
 


Sui presunti file dell´ FBI

DISCHI VOLANTI DAL PIANETA HOLLYWOOD - FBI, UFO PRECIPITATI E IMPOSTORI
Tra ieri e oggi, su internet, sulla carta stampata e in TV è rimbalzata la notizia, ripresa da un quotidiano locale dello stato dello Utah (USA), che nuovi documenti dell "FBI resi pubblici di recente proverebbero, a seconda dei titoli sparati dalle varie testate, che gli alieni esistono: parola dell´FBI, dagli archivi rivelazioni sugli alieni, nelle carte FBI nuova luce sugli UFO, dagli archivi dell´FBI spuntano gli UFO: "tre precipitarono negli USA nel 1950´", e così via.
E tutti a commentare la notizia, senza accorgersi che era vecchia di almeno 33 anni! Già , come sempre più sovente è dimostrato, i giornalisti, così come gli ufologi-so-tutto-io-perchè-navigo-in-internet, hanno la memoria corta, o non hanno alcuna memoria. Inoltre pressochè a nessuno viene in mente di far un benchè minimo approfondimento.
Infatti, le gradi rivelazioni di questi giorni sono più che datate e sono già state commentate più e più volte, da credenti e miscredenti, all´estero e anche in Italia. Ebbene sì, forse non molti lo ricorderanno, ma nel mio piccolo, 15 anni fa (accipicchia come passa il tempo!) ho firmato il libro "FBI: Dossier UFO I veri X-Files" pubblicato dal Gruppo Editoriale Armenia (Milano, 1996). Basato su documenti ufficiali declassificati ricostruivo l´interesse dell´FBI per il fenomeno UFO, ma anche per gli ufologi e i contattisti. Per la prima volta veniva pubblicata in Italia una selezione di veri documenti dell´´FBI sull´argomento, con un inquadramento storico ed epistemologico. Naturalmente mi occupavo anche del promemoria indirizzato al capo dell´FBI, J.Edgar Hoover, dall´agente speciale Guy Hottel, documentandone la vera fonte e ricostruendo la trasformazione di una burla in storia.
Vi ripropongo di seguito un estratto ripreso dal mio libro (pp. 74-79).
\r\nQuando nel 1978 furono rilasciate dall´FBI centinaia di pagine a seguito della Legge sulla Libertà di Informazione, l´attenzione di molti ufologi si concentrà su un documento datato 22 marzo 1950. Si trattava di una sola pagina, composta da quattro paragrafi, indirizzata dall´Agente Speciale Guy Hottel al Direttore dell´FBI, che recita testualmente:

Un investigatore dell´Air Force ha affermato che tre cosiddetti dischi volanti sono stati recuperati nel New Mexico. Essi sono stati descritti di forma circolare con la parte centrale in rilievo, approssimativamente del diametro di 15 metri. Ognuno era occupato da tre corpi di fattezze umane ma alti neanche un metro, vestiti con indumenti d´aspetto metallico di una trama molto raffinata. Ogni corpo era fasciato in una maniera simile agli abiti schermati utilizzati dagli aviatori e i piloti addetti ai collaudi. In accordo con Mr. [censurato nell´originale, NdA], l´informatore, i dischi furono rinvenuti nel New Mexico poichè il Governo possiede in questa zona un complesso radarico di grande potenza e si ritiene che il radar abbia interferito con il meccanismo di controllo dei dischi.

Da allora, numerosi appassionati e ricercatori UFO hanno sventolato questo documento di fronte alle telecamere e al pubblico definendolo una prova schiacciante dei dischi volanti precipitati. L´´ufologo Larry W. Brian del gruppo Citizens Against UFO Secrecy (CAUS), giunse addirittura a portare l´FBI in tribunale per costringere l´agenzia a divulgare il nome dell´informatore - le cui generalità sono state censurate sulla copia del documento al momento del rilascio ufficiale. Bryant ha perso la causa, in quanto la corte convenne con l´FBI che il nome era stato negato secondo le regole e le disposizioni a tutela della privacy previste dal FOIA.
Malgrado a prima vista appaia sensazionale, ad una attenta analisi il contenuto del documento ha molte attinenze con una storia che circolava in certi ambienti proprio in quegli anni.

Il 12 ottobre 1949, il giornalista Frank Scully pubblicava sul settimanale di spettacolo e cronaca rosa Variety un´accusa ben precisa: il governo americano aveva recuperato in gran segreto alcune astronavi precipitate nel deserto tra il New Mexico e l´Arizona. Scully asseriva che il 25 marzo 1948 un disco volante era precipitato in una zona rocciosa a est di Aztec, New Mexico. Quando il personale dell´Air Force e gli scienziati mandati dal governo giunsero sul luogo e riuscirono ad entrare all´interno di un disco attraverso un´apertura che si era creata nell´impatto si sarebbero trovati di fronte ai corpi di sedici creature umanoidi di bassa statura vestiti in stile 1890. La loro pelle aveva assunto una colorazione simile al cioccolato forse per l´ingresso dell´aria terrestre attraverso il varco.
Dopo un approfondito esame gli scienziati conclusero che probabilmente l´astronave volava su " linee di forza magnetica ". Doveva provenire con molta probabilità da Venere, perchè, secondo quanto riferì a Scully il suo informatore, celato dietro lo pseudonimo di Dr. Gee, che aveva partecipato alle operazioni di recupero, su questo pianeta sarebbero stati più alti di tre o quattro volte il che giustificava il fatto che misuravano solo da 90 centimetri a un metro. I venusiani era del tutto simili a noi, eccetto la statura e l´apparente immunità dalla caduta dei denti.
Poco tempo dopo un altro disco sarebbe caduto in Arizona, e ulteriori sedici corpi sarebbero stati recuperati dalle macerie. Una terza astronave sarebbe stata ritrovata nei pressi di Phoenix, con, questa volta, due occupanti morti a bordo.
Scully asseriva che le sue fonti erano un texano, addetto alle ricerche petrolifere, e uno scienziato governativo specializzato in magnetismo. Nel febbraio 1950 Scully poneva venti domande all´USAF dalle pagine di Variety pretendendo che uno dei cadaveri rinvenuti nel Nuovo Messico fosse mostrato al pubblico in una esposizione a Chicago! E qualche mese dopo, a settembre, l´incredibile vicenda prendeva forma di un libro firmato dallo stesso Scully, intitolato Behind the Flying Saucers, che divenne ben presto un best-seller.

In diversi iniziarono ad avere dei sospetti sulla credibilità delle vicende narrate da Scully, e già nel 1952 la rivista True pubblicò un articolo del giornalista J.P. Cahn, che smontava l´´intera storia, ma bisogna aspettare il 1985 perchè sia disponibile un´analisi chiarificatoria e definitiva, e cioè quando William Moore presentò al Simposio annuale della maggiore associazione ufologica americana, la MUFON, una relazione dal titolo " Crashed Saucers: Evidence in the Search of Proof ".
In sintesi, Moore basandosi sul fatto che gli informatori di Scully erano in realtà due ben noti artisti della truffa, Silas M. Newton e Leo A. GeBauer (il misterioso "Dr. Gee") ripercorreva, passo a passo, la genesi e l´evolversi della storia.
Tra il settembre e l´ottobre 1949 Newton, che all´epoca aveva una sessantina d´anni, iniziò a raccontare le sue storie sui dischi precipitati al suo amico di Denver, George Koehler. Il tema centrale del suo racconto era che un disco volante era precipitato nelle vicinanze di una potente installazione radar sul confine tra il New Mexico e l´Arizona, che gli alieni morti erano alti circa un metro, erano vestiti con abiti fatti di un tessuto metallico, e che non avevano indumenti intimi ma i loro corpi erano fasciati o nastrati. Causa della morte era stato l´urto. (Tenete a mente questi quattro elementi significativi: 1. Sito con radar di grande potenza tra l´Arizona e il New Mexico; 2. un metro d´altezza; 3. indumenti metallici; 4. corpi fasciati)
Koehler, che evidentemente credeva a Newton senza porsi troppi problemi, ripetè la storia ai primi di ottobre ad un certo numero di conoscenti compreso Morley P. Davies, un rappresentante della Walter J. Thompson di Denver. Davies, a sua volta, raccontò l´episodio almeno a due dei suoi consociati, Jack M. Murphy e L.J. van Horne, che erano direttore e vicedirettore della locale agenzia della Ford Motor. A metà dicembre, Murphy e van Horn a loro volta narrarono la storia, ora di quarta mano, al venditore d´auto di Kansas City, Rudy Fick che era passato per Denver rientrando a casa da Ogden, Utah. Tornato a Kansas City, Fick narrà ormai una versione di quinta mano della vicenda al direttore del Wyandotte Echo, un settimanale locale. Nel passaggio, il nome di "Koehler" si era trasformato in "Coulter" e il numero dei dischi volanti in possesso del governo degli Stati Uniti era salito da tre o quattro ad "una cinquantina", quaranta dei quali erano stati portati al "United States Research Bureau di Los Angeles" per essere studiati. I particolari circa l´installazione radarica di grande potenza, l´altezza di un metro degli alieni e la maniera in cui erano vestiti vennero conservati. Flick aggiunse che anche lo stesso "Coulter" aveva visto i dischi.
La storia, attribuita da Flick al suo amico di Denver, e in principio a "Coulter", apparve sull´edizione del 6 gennaio 1950 del Wyandotte Echo, e da questo venne ripreso da numerosi altri giornali americani. Ciò attrasse l´interesse sia dell´FBI che dell´Air Force Office of Special Investigations (AFOSI). A partire dal marzo 1950, tutta una serie di comunicazioni sulla materia sono transitate tra i Quartier Generali dell´OSI a Washington, D.C., e varie unità operative, una delle quali datata 14 marzo 1950 (giusto otto giorni prima dell´Hotel Memo di cui sopra). Nel documento si affermava che la conversazione di Newton del 24 novembre 1949 con Bruce Cabot al Lakeside Country Club, era stata seguita da un commentatore giornalistico della radio locale KFI (il cui nome era stato cancellato) che, in un programma mattutino, annunciò che nel corso di un party in un country club di Hollywood era venuto a conoscenza di una serie di informazioni sui dischi volanti. Tuttavia precisava anche che la discussione fu intrapresa attorno ad un giro di drinks e che "la storia veniva tanto meglio quanto più i drinks aumentavano". All´epoca l´OSI tentò di interrogare Newton, ma senza successo in quanto Newton apparentemente era partito per il Wyoming subito dopo aver diffuso l´incredibile storia.

In ogni caso, un agente di stanza al Quartier Generale dell´OSI a Washington ha sicuramente trasmesso la storia di Fick, ora di settima mano, sino a giungere all´agente speciale Guy Hotten, uno dei suoi contatti all´ufficio FBI di Washington, col quale l´OSI sovente lavorava fianco a fianco, che a sua volta il 22 marzo 1950 produsse un memorandum indirizzato a J. Edgar Hoover.
Sempre secondo Moore, prova che Silas Newton, attraverso la sua ultima conversazione del 1949 con George Koehler, era la fonte delle informazioni ottenute dall´agente Hottel, ora di ottava mano, è che sia la storia di Newton a Koehler sia il rapporto redatto da Hottel per Hoover contengono gli stessi quattro punti chiave (vedi installazioni radariche di grande potenza nel New Mexico - è scomparso l´accenno all´Arizona -, il metro d´altezza degli alieni, gli indumenti metallici e i corpi fasciati).
Non a caso il rinvenimento del disco precipitato ad Aztec nasce proprio nel luogo in cui proliferano le dicerie, Hollywood. E´ infatti proprio tra il 1948 e il 1949 che un attore di nome Mike Conrad decise di fare un film basato sull´idea che i dischi volanti avevano la loro base in Alaska. E in modo da creare un interesse per la sua opera, iniziò a far circolare voci a Hollywood che il film (intitolato The Flying Saucer) conteneva immagini ravvicinate di un ´vero´ disco volante in possesso del governo americano. Come fatto aggiunto Conrad ingaggiò un uomo che, per i giornalisti, si fece passare per un agente dell´FBI, il quale confermava che la polizia federale era in possesso del filmato e che lo stesso era stato messo al sicuro. Questa storia, pubblicata su alcuni giornali, fu un ulteriore sprone per Scully, che probabilmente si era bevuto in buona fede il tutto, ad annunciare, attraverso le colonne di Variety, la storia che gli era stata narrata da Newton e GeBauer, con il dettaglio aggiuntivo che gli alieni provenivano da Venere. Solo in un secondo tempo Conrad, messo alle strette dalle indagini condotte da James B. Shiley dell´Air Force Office of Special Investigations, ammise che la sua storia era stata diffusa esclusivamente per scopi pubblicitari, ma era troppo tardi. Newton, che in quel momento non era a conoscenza che la storia di Conrad era un falso, diffondeva una storia simile, con qualche abbellimento, attraverso chiunque conoscesse a Hollywood e dintorni.
Pare comunque che lo scopo di Newton e GeBauer nel diffondere la storia del dischi precipitati non fosse di venderla per ricavarci dei soldi, ma commercializzare un (finto) strumento rivelatore di petrolio dopo essersi fatti una certa fama comparendo su un libro di successo.
Il mistero era dunque svelato.
Tra l´altro, già nel settembre 1952, a seguito di una serie di interviste a Scully, Newton e Koehler, il giornalista J. P. Cahn del San Francisco Chronicle riuscì a procurarsi un frammento del famoso metallo che resisteva a 10.000°: era un comune pezzo d´alluminio. Lo stesso Cahn, già all´epoca, aveva scoperto che il misterioso scienziato dottor Gee era in realtà Leo GeBauer, commerciante in componenti per radio di Phoenix, Arizona. E finalmente, il 14 ottobre 1952, Leo GeBauer e Silas Mason Newton vennero condannati per truffa: avevano venduto un rilevatore miracoloso di petrolio, alla modica cifra di 800.000 dollari, e che in realtà altro non era se non un comune trasformatore BF di recupero, del valore di 3 dollari e mezzo.

Meditate gente, meditate!
Pubblicato lunedì 11 aprile 2011 23.33 di PAOLO_TOSELLI



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